Frutto di mesi di eventi che hanno animato la serate chiantigiane nei vari circoli, BPM Festival si presenta come un importante avvenimento: forte della stagione invernale appena trascorsa, Etichetta Indigena, con il patrocinio del Comune di San Casciano in Val di Pesa, la partnership di Arci Firenze, Aracnos, Gruppo UnderStianti, e progetto Extreme confeziona un programma coerente e completo, dove volontariato e sociale si alternano ad arte e musica, all'interno dell'accogliente parco La Botte. Una promozione degna di un evento pensato e creato con i migliori presupposti, pronto a competere con l'estate fiorentina e gli ormai affermati festival delle provincie di Firenze, Prato e Pistoia. Un bacino d'utenza non solo informato a dovere attraverso una comunicazione attenta e capillare, ma soprattutto abituato a frequentare gli attivissimi circoli della Val di Pesa / Val d' Elsa, dove i giovani sono protagonisti della loro vita sociale attraverso la forte partecipazione e sensibilità ad una cittadinanza attiva e presente. Tre palchi, il primo (Live Stage) riservato alla musica dal vivo, gli altri (Energy Stage e Groove Stage) per performance in consolle, 10 ore di musica, 4 mostre, teatro e solidarietà. La line up, in linea con gli obiettivi dell'associazione è composta da affermati artisti dell'area fiorentina nonché giovani talenti emergenti: da Samuel Katarro a Le Furie, assieme a To Be Rhudes, La Primiera, All In, Zoo Park, Ritmo Randagio, Repleva. Per i djset: Energy Stage: Giacomo Loff + Seya, Stei, Rudy e Marchino, Dirty Grace, Jack, Pino & Coddanka. Groove Stage: Scasso, Slesh, Ckrono, Soulsick, Filo. Non sempre però gli ottimi presupposti portano alla totale riuscita dell'evento: o meglio, è necessario soffermarsi su qualche particolare per chiedersi se le aspettative siano state rispettate o meno. L'ottimo lavoro di promozione e organizzazione preventiva ha portato ad un' affluenza grandiosa, tale da ricoprire il grande prato del parco. La carne al fuoco è tanta, l'organizzazione forse impreparata all'esecuzione di tanti artisti, i concerti partono con 2 ore e mezzo di ritardo: contemporaneamente ai concerti rimbombano i dj set. Forse i più, interessati (perché no) maggiormente alle bevute economiche, non si saranno accorti delle facce tirate e dei puntigliosi commenti degli artisti che sono stati costretti ad esibirsi ad orari improponibili. Certo, per alcuni è andata meglio: il cantante de Le Furie annuncia "Dovevamo suonare due ore fa, ora siamo gli headliner" o gli Zoo Park che non riescono a scendere dal palco per il protagonismo del momento, corrisposto dall'acclamazione degli astanti. Condividendo il 'presobenismo' di alcuni momenti, come spettatori non possiamo però non sottolineare la mancanza di attenzione a particolari che ahimè, spesso non sono sottigliezze. Un impianto acustico 'frizzante' e dei fonici costantemente esortati a sistemare i volumi, l'anarchia dei tempi di esibizione e un forte conflitto acustico hanno portato all'esasperazione dei conflitti tra generi musicali e relativi stereotipi sfociando in non pochi problemi e incomprensioni. Bravi agli 'Indigeni' per la loro offerta democratica e pronta a soddisfare una larga scala di spettatori, ma la gestione degli inconvenienti e la preparazione tecnica non sono meno importanti di altri aspetti.
Articolo a cura di:
Chiara Martini
